Ci siamo finti camerieri in cerca di lavoro: ecco come funziona il mercato degli schiavi in Italia!

Ci siamo finti camerieri in cerca di lavoro

I giovani non hanno voglia di lavorare! Non si trova personale disposto a lavorare nel turismo e nella ristorazione! Queste son le lamentele comuni degli imprenditori di settore, spesso andando ad esporre questa fantomatica problematica anche sui programmi televisivi.

Sentivamo già puzza di bruciato nell’aria ed abbiamo voluto testare di persona la situazione in 4 città italiane: Torino, Milano, Roma e Sassari.

I nostri collaboratori, 10 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 25 ed i 30 anni, tutti con pregressa esperienza nel settore.

Per il test abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di candidarsi alle offerte di lavoro utilizzando i canali telematici più comuni (Piattaforme per la ricerca di lavoro online come Monster ed Indeed, piattaforme social come Facebook e proporsi spontaneamente portando il curriculum direttamente alla sede delle imprese).

I nostri collaboratori si sono candidati su centinaia di offerte di lavoro ricevendo un riscontro da circa il 30% delle offerte alle quali si sono candidati.

Partiamo da un breve resoconto dei risultati per andare ad analizzare voce per voce nel dettaglio.

Colloqui
Proposte “regolari
Proposte “irregolari
Paga oraria media (netto)
Media ore giornaliere
Media Giorni liberi a settimana
Paga media mensile (calcolata su 40 ore sett. )
TORINO
50
2 (4%)
48 (96%)
4,10
10,5
1,1
688,80
MILANO
50
4 (8%)
46 (92%)
4,89
12
1,3
821,52
ROMA
50
4 (8%)
46 (92%)
4,50
11
1
756,00
SASSARI
50
5 (10%)
45 (90%)
4,30
10
1
722,40

Tasso di irregolarità per oltre il 90% delle proposte di lavoro

Dall’analisi effettuata abbiamo riscontrato un tasso più che preoccupante di proposte di lavoro “irregolari” da parte degli imprenditori.

Poco meno del 50% delle proposte, offrivano un contratto di lavoro, sebbene non in linea con la mansione ricoperta e con le ore di lavoro effettivamente richieste (es. contratto part-time con impegno reale full-time).
Il restante 50% delle proposte addirittura senza alcun contratto di lavoro.

Paghe orarie ben al di sotto dei minimi contrattuali nel 92,5% delle proposte di lavoro

Abbiamo calcolato che la paga minima contrattuale (CCNL ristorazione) per un livello 7 (il più basso) equivale a circa 7,62 € orari.

Partendo da questa base, abbiamo riscontrato che solo il 7,5% delle proposte di lavoro offrono una paga pari o di poco superiore al minimo.

Tra le varie proposte, nella maggior parte dei casi “in nero”, la paga oraria è addirittura al di sotto dei 3 € l’ora.

Quaranta ore settimanali per meno di 800 euro al mese

A conti fatti, escluse pochissime eccezioni, le proposte di lavoro non superano gli 800 euro al mese per 40 (ed oltre) ore a settimana con picchi al ribasso di addirittura 600 euro mensili.

Lavoro sette su sette con riposo settimanale “a turnazione” non garantito!

La sfacciataggine di alcuni imprenditori ha raggiunto ormai limiti che mai avremmo potuto immaginare.

Come usanza comune, in tutte e 4 le città analizzate, abbiamo riscontrato proposte lavorative in cui non veniva addirittura garantito un giorno di riposo! La percentuale ti tali proposte è di circa il 10 % che sebbene possa sembrare bassa ed irrilevante, ricopre oltre il 95% di quelle attività che non effettuano chiusura settimanale (sebbene per alcuni di essi fosse un obbligo di legge).

“Si lavora 7 giorni su 7 ma ci si può organizzare con i colleghi per un riposo a settimana”: questa è la frase che i nostri collaboratori si son sentiti dire.

Orari di lavoro flessibili: vietato avere una vita privata!

Come se non bastasse quanto già affermato su paghe orarie e riposo settimanale quasi “opzionale”, un altro aspetto riscontrato in tutte (o quasi) le proposte lavorative: sopratutto nei ristoranti si lavora dal mattino alle 10/11 fino a chiusura (spesso alle ore 24.00). 13/14 ore di lavoro, paga oraria di 4,50 l’ora, 6 giorni su 7 nella migliore delle ipotesi. Stipendio da favola a detta degli imprenditori! poco più di 1500 euro netti al mese per rinunciare alla vostra vita privata.

Hai più di 26 anni? allora niente contratto!

Ecco l’ennesima trovata degli imprenditori fuorilegge! Diverse volte i nostri collaboratori si son sentiti dire questa frase. I “poveri” imprenditori avrebbero avuto tutte le intenzioni di assumerli ma purtroppo avendo superato i 26 anni non è proprio possibile assumerli un contratto di lavoro regolare. Lo affermano con convinzione, quasi fosse un vincolo insormontabile posto dal nostro “governo ladro”. Purtroppo anche questa trovata fantasiosa non era solo un caso isolato.

Stipendi allettanti fino a 2500 euro al mese!

L’abbiamo letto in alcuni annunci di lavoro durante la nostra ricerca, non potevamo non inviare la candidatura per capire come fosse possibile, in un mondo di sfruttamento e paghe sotto il limite di povertà, offrire stipendi tanto generosi.

Ebbene si, l’offerta economica era proprio di 2500 euro mensili, ma non su 13 o 14 mensilità come da CCNL, bensi su 12 e senza alcun contratto.

Facciamo due conti: un dipendente regolarmente assunto con livello 7 del CCNL ristorazione dovrebbe percepire un minimo di 1283 euro lordi mensili per 14 mensilità in un rapporto di lavoro full time per 40 ore settimanali. Aggiungiamo alle 14 mensilità un’altro mese di lavoro tra ferie e permessi (visto che senza contratto non saranno retribuite).
Ricalcolandolo su 12 mensilità tale importo ammonterebbe a 1603,75 euro.
Aggiungendo a tale importo tutti gli oneri e tasse a carico del datore di lavoro tale importo arriverebbe facilmente all’importo di 2500 euro mensili.

Che trovata! Stesso esborso di denaro ma dipendente più felice (per lo stipendio elevato) e nessun obbligo da parte del datore di lavoro! ma allora siamo tutti stupidi noi che lavoriamo con regolare contratto e paghiamo le tasse?

Conclusioni

Una recente operazione di vigilanza condotta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro proprio nel settore del turismo e dei pubblici esercizi ha rilevato un tasso di irregolarità pari al 76% con punte del 95% in relazione alle condizioni contrattuali e salariali nel settore, tra lavoro nero, scorretto inquadramento, orario di lavoro e omissioni contributive. Nel nostro piccolo esperimento, senza troppe pretese, abbiamo ampiamente dimostrato che i risultati non si discostano granché da quel che emerge dai dati ufficiali. 

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